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martedì, 21 febbraio 2006

Il filicorno

Era del nonno, ora Tommaso ricordava. La nonna gli aveva raccontato che suonava nella banda. Il cappello! Non era da carabiniere, era il cappello della sua divisa. Lo recuperò e se lo mise in testa , ma questo scivolò inesorabilmente fino al naso. Tommaso se lo tirò su e riuscì a farlo stare in equilibrio sulla sua piccola testa. La nonna non parlava di tromba, si chiamava in un altro modo. Un nome strano che non riusciva a ricordare. Riprese in mano lo strumento guardando dentro la campana come se fosse un binocolo. Era un nome che assomigliava al rinoceronte... CORNO!!! Ecco come si chiamava, anzi flicorno. Nonna Livia gli aveva raccontato con orgoglio che tutti dicevano al nonno Tommaso “ Maso come suoni bene la tromba!!” e lui rispondeva “Ignoranti, questo è un flicorno non una tromba!!” Tommaso alzò lo strumento mimando un suonatore. Ma mancavano anche due tasti, e se pigiava gli facevano male i polpastrelli. Poi puzzava di muffa. Un po’ schifato ma deciso a provare, se la portò alle labbra. Uscì una pernacchia. Poi un’altra. Forse era meglio rimettere tutto a posto e salire. Il flicorno e il cappello li avrebbe portati con se, erano il suo bottino. Non passò giorno che Tommaso non soffiasse nel suo flicorno e le pernacchie diventavano sempre meno brutte fino a quando come per miracolo uscì un suono piacevole: DOOOOO. Pigiò l’unico tasto di madreperla e uscì un altro suono leggermente diverso: FAAAAAA. Incurante del fastidio al dito procurato dall’altro tasto mancante, fece un ‘altra nota ancora: MIIIIIII. Tre note di flicorno per oggi potevano bastare. Forse non era nato un musicista ma di sicuro un grande amore. Un amore che sarebbe durato tutta la vita.
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Postato alle ore 16:52 | link |

Tesori dimenticati

Scendere in cantina da solo era stata una prova di coraggio. In minima parte perché era vietato dal babbo e in gran parte perché aveva una paura cane. Non l’avrebbe mai ammesso con nessuno di avere paura a scendere giù da solo ma evitava sempre di farlo. Quell’impicciona di sua sorella aveva capito qualcosa e lo prendeva in giro, ma lui negava con tutta la sua forza “ Non ci vado perché non ho voglia!!!” urlava con arroganza. Meglio essere prepotente e sfaticato che fifone, questa era la filosofia di Tommaso. Sollevare la pesante anta del baule con il rischio di schiacciarsi le dita fu un’ulteriore prova.” Piccolo ma forte!” sghignazzava mettendo sotto nella lotta la sorellona impicciona. Ed anche con il baule ebbe la meglio, riuscì ad aprirlo e ad appoggiare l’anta al muro senza fare il minimo rumore. Sembrava il baule dei pirati, due maniglioni di ferro ai lati e le serrature di ferro sul davanti. Che si era perso a non scendere mai in cantina! Diede inizio alla scoperta dei tesori, ammucchiando tutto intorno a lui. Scatole di lettere, vecchi vestiti, un pupazzo strapazzato e senza faccia, vecchie riviste legate con una corda, una specie di cappello nero da carabiniere… per ora niente di interessante. Solo il baule appartenuto a chissà quale pirata e tanta polvere che gli imbiancava i vestiti e gli solleticava il naso. Così si sarebbe preso anche uno scapaccione per essersi impolverato tutto, la mamma diceva che non faceva altro che lavare i suoi panni. Mica era vero, c’era la lavatrice! Le sue manine toccarono qualcosa che al tatto sembrava diversa dai cenci e dalla cartaccia tirata fuori fin’ora. Era una cosa fredda e dura. Tommaso cominciò a pregustare la sorpresa e velocemente tirò fuori il suo bottino. Era una tromba. Ma non una tromba di quelle di cartone del carnevale e nemmeno quelle di plastica che vendono alla fiera. Era una tromba vera. Era tutta ammaccata e il colore d’oro era quasi scomparso lasciando il posto a delle macchie arancione, tanti foruncoli tra le ammaccature.
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Postato alle ore 16:51 | link |

Chissà cosa pensa

Non mi definirei una persona invidiosa, mai schizzato gli occhi per un bel vestito, un auto o per i soldi in tasca. Ma quel culo l'ho sempre invidiato, anzi diciamo che è stato il primo motivo cosciente di invidia. La vedevo passare davanti strizzata nei jeans. Guardavo il suo culo e mi veniva in mente la farina disposta a fontana, pronta per fare un bel dolce. Alta, soffice ma consistente. Pensavo al mio e mi veniva in mente la spianatoia. arà per questa invidia che ho cercato di superarla in tutto quello che facevamo? A scuola ero più brava, dopo facevamo i concorsi insieme ed io mi piazzavo sempre meglio di lei, al punto che poi ho saputo che lei mi nascondeva i bandi e faceva le selezioni di nascosto da me. Appena l'ho scoperto mi ci sono messa d'impegno e le ho soffiato il posto da… sotto il culo. Ad un certo punto il dolce ha cominciato a lievitare, il bell'impasto soffice ha cominciato a ingrandirsi, a gonfiare qua e là di bei bozzi di cellulite. Ed io gongolavo, avevo sempre una spianatoia, ma le dimensioni più o meno erano rimaste le solite. Gli anni, i figli, i chili di troppo, hanno fatto assomigliare sempre di più i nostri culi ed è finita la competizione. Anzi siamo diventate finalmente amiche. Eravamo insieme il giorno dell'incidente. Dicono che abbiamo avuto culo, siamo su una sedia a rotelle ma ancora vive. Ora abitiamo insieme, abbiamo una filippina che ci accudisce. Chissà cosa pensa dei nostri culi.
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Postato alle ore 16:50 | link |